Cinque fermate.

“[…]

Ah, piove.
Anche questa notte, lui e lei torneranno a casa. Chiudendo la porta alle loro spalle si spoglieranno dei loro cappotti, blu e verde, asciutti di pioggia e bagnati di una giornata non sufficientemente luminosa.
Lui, chiudendo l’ombrello, si chiederà per l’ennesima volta perché gli uomini escano senza, quando piove.
Lei, richiamando alla mente una melodia, ringrazierà, con sapore di ferro in bocca.
Percorso l’ingresso si guarderanno allo specchio.
Lei conterà le rughe, per sfuggire al complesso di quella faccia troppo tonda mai perdonata.
Lui i capelli rimasti. Capelli ordinati, come quelli di un vampiro.
Hai mai visto un vampiro? Io sì.
E’ alto, il più alto di tutti.
Ha gli occhi neri, assottigliati da qualsiasi luce. I denti affilati, bianchi, accessibili a pochi. Denti da mordere.
Vederli è una tentazione a prendere quella maledetta scorciatoia, un’istigazione a cogliere l’attimo.
Viso leggermente asimmetrico, sternocleidomastoideo liscio, esposto, avambracci da tiratore, spalle da spartano, cosce da ciclista, polpacci da pastore. Cervello esigente.
Elegante.
Elegante come pochi possono permettersi di pensare di essere.
Pronta la cena, mangeranno, per lo più in silenzio.
Poi si metteranno a letto. Un libro, uno sguardo ai social, parole crociate, una lista per l’indomani e spegneranno la luce.
Anche questa notte, lui e lei resteranno lontani. Pensandosi, cercandosi, con la determinata certezza di non trovarsi mai.
Dormendo a sole cinque fermate di postalino*.

Ah, piove ancora.
Meno male. Bussa in testa, gela le dita, punge il naso, stira il sorriso. Bagna le spalle, per prime, habitat naturale della Rinuncia, facendola scivolare a terra e sparire nella grata a bordo strada. Non bisogna sottovalutare la Rinuncia, mai. La rinuncia è una impavida bandiera bianca di fronte alla mitraglietta. È il coraggio delle mani disarmate al cielo, sparate pure. La Rinuncia è coscienza di sé. Una dichiarazione d’amore ad un cane randagio. È ammissione dell’essere, ridimensionamento dell’io. È uno stomaco rilassato, prima della nausea. Rinuncia è ballare in pigiama nell’andito, tra la cucina e la sala. Rinuncia è inventarsi una filastrocca e dimenticarla poco dopo. È forza immensa nel momento dello stremo. È ammirare il lavarsi meticoloso di un gatto. È vedersi invecchiati, stasera. È il sale nel piatto preferito. È addormentarsi per non pensarti e invece sognare di abbracciarti. La Rinuncia è l’aprire il libro e dover rileggere la stessa frase più volte. È uno stupido elenco. Rinuncia è un armistizio, per onorare i caduti, prima della Sconfitta.
Rinuncia è la tua Musa, girata di spalle.

Fai bei sogni.

 

*postalino: autobus

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