Perizia tecnica. [Sul carico accidentale di una moltitudine di sorrisi] Di Jean Marie Culotte *sPescial Guast*

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Si sa che un Testamento è l’ultimo scritto per eccellenza. Io ne ho scritto uno soltanto, come ultima pagina di una vita immaginata, di un amore pensato a cui ho deciso di lasciare tutti i miei averi, senza alcun timore di perderli. Tanto, come direbbe un prezioso amico, ‘Nell’economia dell’Universo, cosa cambierebbe?‘. Niente, non cambierebbe niente. Scrivere, non scrivere, ammettere, omettere, lottare, mollare. Non esiste azione che abbia peso sufficiente a modificare le sorti di questo Universo.

A parte, forse, il peso di un sorriso.

È con pesantissimo piacere che vi invito a leggere le parole del nostro gradito ospite Jean Marie Culotte. La risposta al mio Testamento è arrivata, dopo aver fatto una passeggiata galattica in un cervello davvero speciale.

 

Perizia tecnica.

[Sul carico accidentale di una moltitudine di sorrisi]

Di Jean Marie Culotte

Non rammento con certezza fosse stata l’attitudine professionale, l’arditezza della metafora a infondere nei miei pensieri l’anobio del dubbio, oppure la commistione barocca delle due.
Questione sta che per un lasso non riuscii a dipanar la matassa: << …undici quintali di sorrisi in terrazza.>>
Quella frase continuava a saltellar qua e là tra i miei pensieri come una bimbetta che, ghermita la mia mano nella sua, mi voleva portar chissà dove.
Faceva castone nel gran marasma elettromagnetico che l’etere luminifero(*1) mi dispensava, generoso e un poco insistente, in ogni particella del tempo: Testamento si chiamava. Era una poesia dell’amor perduto che un giovane virgulto appassionato aveva vergato affidandolo alla rapida concatenazione dei campi magnetici ed elettrico, nel pieno e nel vuoto dello spazio.
<<Undici quintali di sorrisi in terrazza.>>                                                                        <<Undici quintali equivalgono a millecento chilogrammi.>>
<< Millecento chilogrammi trasferiscono sul solaio, dove presumo siano appoggiati, 10786.6 N. >>
<<Il solaio è certamente il classico latero-cemento 16+4. E se han rispettato le norme nel realizzarlo avrà misura massima della campata pari a 25·(16+4) cm = 500 cm = 5 m.>>
<< Avrà la poetessa dal cuore infranto senza fallo distribuito quel carico o l’avrà inopinatamente concentrato? >>
<< Se solo sapessi come e dove ha sistemato il prezioso carico dei suoi sorrisi, riuscirei a calcolare la massima azione flettente e, note le caratteristiche geo_meccaniche del solaio, giungerei a verificare la sua capacità di resistere alle azioni interne indotte. >>
<< Magari riesco a rassicurarla sulla tenuta del solaio. >>
<< Pensandoci bene, non è poco. Avrà il cuore infranto, ma almeno non le crollerà addosso il soffitto sottoposto a tale e inusitato gravame. Sai che disdetta se succedesse e che risa! Tutte quelle risate sparse tra le macerie imbrattate di sangue e materia cerebrale. Un poco granguignolesco al meno. Nevvero?>>
E mentre questo florilegio di pensieri baluginava come saette nella volta obnubilata del mio comprendonio, tosto mi imposi di indossare le vesti del rigore scientifico per rispondere alla domanda: quanto pesa un singolo sorriso e quanto spazio occupa infine?
<< Se vuoi districare l’ordito e portare un poco di conforto nel diruto cuore della poetessa triste, come prima cosa devi fare l’analisi dei carichi.>> pensai accingendomi all’impresa con inusitato entusiasmo e fervore empatico.
Avevo una missione strutturale da compiere e niente mi avrebbe fermato.

Analisi dei carichi
Orbene. Si cominci dall’Anatomia. Il viso deve le sue movenze a trentasei muscoli dodici dei quali, sei per parte emisimmetrica, sono preposti al sorriso:
• due così detti: levator anguli oris addetti a sollevare i lati della bocca
• due così detti: levator labii superioris delegati a sollevare il labbro superiore
• due così detti: orbicularis oculi agenti sull’orbita oculare
• due così detti: risorius adibiti a portar dietro le labbra
• due così detti: zygomaticus major 
• due così detti: zygomaticus minor responsabili del sollevamento degli zigomi.
Come per tutti i muscoli del corpo ad ognuno di essi detto agonista si affianca l’antagonista: se il primo si contrae per generare l’espressione del sorriso, l’altro, come fosse una briglia, una volta cessata la cagione ilare, lo riconduce allo stato di riposo.
Giova al calcolo sapere quanto valga la massa di codesti muscoli e presto sarà chiaro il motivo.
Sono quasi certo che la bella testolina della poetessa abbia una massa pari a ~ 4.5 kg. Il suo mirabile cervello ~ 1.5 kg. Il suo graziosissimo cranio certo conta il 20% della massa totale, ovvero: 4.5 kg · 20/100 = 0.900 kg. La sua pelle diafana e delicata che armoniosamente cinge il suo corpo, ha – son sicuro! – una massa pari al 15% della massa totale, ovvero: 4.5 kg · 15/100 = 0.675 kg. La massa dei suoi meravigliosi occhi di gatto vale 2 · 0.007 kg = 0.0114 kg. Le sue deliziose orecchie di morbida cartilagine ~ 2 · 0.015 = 0.030 kg. I suoi capelli che hanno il color del grano ~ 0.042 kg. I suoi denti immacolati del color della neve 32 · 0.0025 kg = 0.080 kg. La sua lingua impertinente e un poco tagliente ~ 0.050 kg.
Se alla massa della testa sottraiamo quella delle sue parti appena indicate, otteniamo: 4.5 kg – (1.5 kg + 0.900 kg + 0.675 kg + 0.0114 kg + 0.030 kg + 0.042 kg + 0.080 kg + 0.050 kg) = 4.5 kg – 3.288 kg ~ 1.212 kg.
Tolte le mucose e gli altri muscoli del cranio che ammontano a circa il 40% del totale si ottiene infine la massa cercata: ~ 0.700 kg.
Se la massa dei trentasei muscoli del viso vale 0.700 kg, quella dei dodici preposti al sorriso vale ~ 12 · 0.700 kg/36 ~ 0.23 kg (una semplice proporzione).

Ora! È risaputo che la densità energetica efficace dei muscoli(*2) vale: ~ 20 W/kg.
Perciò la potenza che la poetessa impiega a compiere uno dei suoi abbacinanti sorrisi vale: 20 W/kg · 0.23 kg ~ 4.6 W.
Parliamo naturalmente di un sorriso vero che per essere tale deve durare almeno 4 minuti secondi.
Allora l’energia che la nostra eroina deve impiegare per regalare un sorriso vale:
4.6 W · 4 s = 4.6 J/s · 4 s = 18.4 J.
Quali sono i principali componenti dei cibi che la bella giovinetta ingerisce con la sana voluttà dell’artista e quanta energia contengono? Ecco i dati in sequenza.
Grassi: 39300 J/g
Proteine: 23700 J/g
Carboidrati: 18000 J/g
Ora è facile calcolare la quantità di materia di ognuno, associata alla produzione di un sorriso:
Sorriso grasso: 18.4 J / 39300 J/g ~ 0.000468 g ~ 0.47 · 10-3 g.
Per fare un sorriso grasso quindi necessitano 0.47 · 10-3 grammi di grassi.
Sorriso proteico: 18.4 J / 23700 J/kg ~ 0.000776 kg ~ 0.78 · 10-3 g.
Per fare un sorriso proteico necessitano quindi 0.78 · 10-3 grammi di proteine.
Sorriso carboidrato: 18.4 J / 18000 J/kg ~ 0.001022 kg ~ 1.02 · 10-3 g.
Per fare un sorriso carboidrato necessitano vieppiù 1.02 · 10-3 grammi di carboidrati.
Un sorriso vero della ragazza infine, un sorriso che dura almeno quattro secondi, mediamente ha una massa pari a:
(0.47 · 10-3 g · 0.78 · 10-3 g · 1.02 · 10-3 g)/3 ~ 0.76 · 10-3 g/sorriso (media aritmetica)
In definitiva un suo sorriso ha la massa di quasi 0.8 millesimi di grammo. O, se si vuole, 8 decimillesimi di grammo.

Mi sovvien allora di repente una domanda: quanti ne ha riposti nella terrazza?
È presto detto: 11 q/ (0.76 · 10-3 g/sorriso) = 11 · 100 kg / (0.76 · 10-3 g/sorriso) =1100 · 1000 g / (0.76 · 10-3 g/sorriso) = 1100000 g / (0.76 · 10-3 g/sorriso) ~ 1 447 368 421 sorrisi.
Quasi un miliardo e mezzo!
<< In un anno son trecentosessantacinque giorni. In un giorno, tolte le ore di sonno (sarebbe bello sorridesse anche nel sonno, perché allora i suoi sogni sarebbero bei sogni!), restano mediamente sedici ore utili per sorridere. Eliminati i sorrisi di circostanza e le smorfie di dolore equivocabili, possiamo stimare mediamente la profusione di un vero, magnifico, luminoso e contagioso sorriso ogni ora.
(Credo sia questa una previsione ottimistica. Tuttavia l’auspico con tutto il cuore.)
Ebbene: 365 giorni · 16 ore · 1 sorriso = 5840 sorrisi/anno. La bimba mediamente dispensa al mondo quasi seimila mirifici sorrisi all’anno.
Se così è – mi chiedetti sempre più stupito – la riserva di sorrisi risposta nella terrazza per quanti anni le basterà, mantenendo il ritmo indicato?
1 447 368 421 sorrisi/5840 sorrisi/anno ~ 247 567 anni.
Quasi duecentocinquantamila anni! Per Bacco! Una bella provvista.>>
<<Dove li mette la pulcherrima ragazza un miliardo e mezzo di sorrisi in attesa di farne dono? Nella terrazza! (Nella cantina, no?) E come essi distribuisce sulla terrazza?>>
<< Per rispondere a queste domande devi sapere quanto spazio occupa un singolo sorriso. >>
<< Più facile risolvere le equazioni di Navier-Stokes!>> pensai.
Invero non dovetti ragionar assai per risolvere il balzano dilemma. Mi ricordai infatti che una crassa risata femminile, oltre essere più melodiosa di quella maschile, è sorprendentemente acuta: in quantità doppia di quella maschile addirittura(*3).

Quest’ultima ha una frequenza pari a ~ 1000 Hz. Ergo la ridanciana virago ogni volta che induce le sue corde vocali e i tessuti della laringe nel fragore della sua risata argentina raggiunge una frequenza pari a ~ 2000 Hz.
Poiché essa si propaga nell’aria, al massimo può arrivare ad una velocità pari a 343.8 m/s, che poi è la velocità del suono(*4).
Perciò la sua lunghezza d’onda varrà: r = v/f = (343.8 m/s)/2000 Hz ~0.1719 m.
Dato che la risata, come detto, si prolunga per 4 secondi occorrerà considerare il treno d’onda di misura: r, tot = 4 · 0.1719 m ~ 0.69 m.
Se le mettessi tutte in fila quelle risate che distanza otterrei?
Facile: il numero delle risate moltiplicato per la loro lunghezza ovvero: 1 447 368 421 sorrisi · 0.69 m ~ 995 210 526 m. Quasi un miliardo di metri e pressapoco un milione di chilometri! Non male la ragazza.
La misura della circonferenza terrestre vale ~ 40075 km perciò tutte quelle risa, una dietro l’altra, possono fare il giro del mondo 995 211 km/40075 km ~ 25 volte.
Venticinque volte il giro dell’orbe terraqueo!
<<A questo punto i dati raccolti e i calcoli compiuti sono sufficienti per trarre le conclusioni.>> pensai mentre un sorriso finalmente cancellava la tensione che, fino a quel momento, aveva trasfigurato il mio viso.
Conclusioni
Al fine di ridurre il gravame sul solaio si consiglia la signorina Sara Tetano di attenersi alle seguenti specifiche tecniche:
aumentare il numero dei sorrisi e delle risate giornaliere
distribuire i sorrisi e le risate nel mondo.
Dixi.

Jean Marie Culotte peritus carpentarius.

 

Note

(*1) Etere luminifero: prima che James Clerk Maxwell unificasse l’elettrostatica e il magnetismo con le sue prodigiose equazioni e Albert Einstein rivoluzionasse la Fisica (1905), la comunità scientifica credeva che la luce per propagarsi nel vuoto avesse bisogno di un mezzo, alla stessa stregua di come il suono ha bisogno dell’aria. L’etere luminifero appunto, una sostanza invisibile all’occhio umano, senza massa, ma al contempo mille volte più rigida dell’acciaio e capace di pervadere gli oggetti senza in alcun modo disturbarli. Bizzarra oltremodo oltre che misteriosa! Nessuno riuscì a provarne l’esistenza. Neanche Michelson e Morley che per questo ricevettero il premio Nobel. Dimostrarono infatti che esso non esiste.
(*2) Valore tratto dall’articolo “Applicazioni della potenza muscolare” (Lezione n. 11) del Dipartimento di Fisica dell’Università di Torino. Traduzione di C. Caterbi e C. Peroni.
(*3) Dati tratti dallo studio degli psicologi americani Jo-Anne Bachorowski e Michael Owen della Cornell University di Ithaca (New York).
(*4) v = 343.8 m/s a 20°C.

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